giovedì 25 maggio 2017

"LA VOCE NASCOSTA DELLE PIETRE" di Chiara Parenti














p.p.    384
ed:     Garzanti
prezzo: 16,90


TRAMA:

Luna era una bambina quando il nonno le ha insegnato che l'agata infonde coraggio, l'acquamarina dona gioia comunica pace e saggezza. Ma ora che ha quasi trent'anni, lei non crede più che le pietre possano aiutare le persone. Non riesce più a sentire la loro voce. Sono solo sassolini colorati che vende nel negozio di famiglia. Perché il suo cuore porta ancora i segni della delusione: molti anni prima si è fidata di Leonardo, che attraverso le pietre le parlava di sentimenti, ma una notte lui l'ha abbandonata senza una spiegazione, senza una parola. E da allora il mondo di Luna è crollato. Fino ad adesso. Fono al ritorno di Leonardo nella sua vita. E' lì per darle tutte le risposte che non le ha mai dato. Risposte che Luna non vuole più ascoltare. Ma suo nonno è accanto a lei per ricordarle come trovare conforto: le pietre conoscono la strada, basta avere il coraggio di seguirle.



"Importante non era trovare qualcosa, 
ma non smettere di cercare."




COMMENTO PERSONALE:


Su consiglio di un amica ho iniziato questo romanzo, devo ammettere attratta dalla copertina come prima cosa, poi come una calamita da ogni capitolo con un iniziale descrizione di una pietra preziosa che in qualche modo anticipa quello che poi avverrà nel racconto. 
Luna è una ragazza cresciuta con il suo saggio, amorevole ed avventuroso nonno Pietro, che sin da quando era piccola, le trasmette la passione ed il dono: la conoscenza ed il "sentire" la voce delle Pietre.
Un libro mai noioso, pieno di sorprese e soprattutto mi ha fatto venir voglia di possedere una grande quantità di gemme descritte nei capitoli.
Mi ha colpito anche la ricerca non come punto di arrivo, ma come punto di partenza per arrivare alla felicità. 
Vorrete anche voi, trovare la vostra pietra e tenerla stretta tra le mani insieme a questo dolcissimo romanzo.



Voto: 4,5 su 5


giovedì 18 maggio 2017

"MI CHIAMO LUCY BARTON" di Elizabeth Strout














p.p        158
ed:        Einaudi
prezzo:  14,88



TRAMA:

Da tre settimane costretta in ospedale per le complicazioni post-operatorie di una banale appendicite, proprio quando il senso di solitudine e isolamento si fanno insostenibili, una donna vede comparire al suo capezzale il viso tanto noto quanto inaspettato della madre, che non incontra da anni. Per arrivare da lei è partita dalla minuscola cittadina rurale di Amgash, nell'Illinois, e con il primo aereo della sua vita ha attraversato le mille miglia che la separano da New York. Alla donna basta sentire quel vezzeggiativo antico, "ciao, Bestiolina", perché ogni tensione le si sciolga in petto. Non vuole altro che continuare ad ascoltare la sua voce, timida ma inderogabile, e chiede alla madre di raccontare, una storia, qualunque storia. E lei, impettita sulla sedia rigida, senza mai dormire né allontanarsi, per cinque giorni racconta: della spocchiosa Kathie Nicely e della sfortunata cugina Harriet, della bella Mississippi Mary, povera come un sorcio in sagrestia. Un flusso di parole che placa e incanta, come una fiaba per bambini, come un pettegolezzo fra amiche. La donna è adulta ormai, ha un marito e due figlie sue. Ma fra quelle lenzuola, accudita da un medico dolente e gentile, accarezzata dalla voce della madre, può tornare a osservare il suo passato dalla prospettiva protetta di un letto d'ospedale. Lì la parola rassicura perché avvolge e nasconde. Ma è il silenzio, nel fiume gelido del non detto, che scorre l'altra storia.



" Ciascuno di voi ha soltanto una storia, scrivete la vostra unica storia in molti modi diversi.
Non state mai a preoccuparvi, per la storia. 
Tanto ne avete una sola."



COMMENTO PERSONALE:


In poco più di 150 pagine, la scrittrice premio Pulitzer con "Olive Kitteridge", racconta il rapporto tra una madre e una figlia interrotto molti anni prima, che si amano nonostante tutto ma che non possono dirselo apertamente, perché non ne sono mai state capaci e perché il non detto, alle volte, è più facile così da offuscare la memoria dai fallimenti e dai segreti.
In questo romanzo ci racconta anche, le storie delle persone che Lucy incontra sul suo cammino, portandola lontana dalla provincia e dalla misera casa dei suoi genitori dove ha trascorso un'infanzia di privazioni.
Un testo che sicuramente mi ha colpito per le numerose chiavi di lettura: dalla famiglia, al dolore, povertà ed emarginazione, sui legami di sangue che uniscono nonostante tutto, alla maternità e alle parole non dette.
E poi c'è una riflessione sul mestiere della scrittura: perché prima di tutto Lucy è una scrittrice, e nel corso del libro ce lo racconta questo talento bellissimo e complicato.



Voto: 4,5 su 5

mercoledì 3 maggio 2017

"LE DIFETTOSE" di Eleonora Mazzoni














p.p.      172
ed:       Einaudi
prezzo: 13,60



TRAMA:

Carla ha quasi quarant'anni, un compagno praticamente perfetto, un lavoro stimolante e un certo fascino. Ma non riesce ad avere un figlio. E per una come lei, abituata a centrare l'obiettivo, il senso di fallimento brucia senza consumarsi. Perché l'ossessione della maternità si può affinare al punto da dare dipendenza. Accade a molte delle donne che Carla incontra quando decide di tentare la fecondazione assistita. Tutte stanno in fila, mese dopo mese, per eseguire lo stesso rituale: gli ormoni, il pick-up, il transfer, l'attesa.
Conoscono il proprio corpo e i suoi segnali con una precisione maniacale. Usano un oscuro gergo da iniziate. Perché loro non aspettano un bambino, "fanno la cova", non rimangono incinte, "s'incicognano". Mentre a forza di medicine si gonfiano come galline d'allevamento, le donne "difettose" si sfogano, si danno conforto, nelle sale ospedaliere o nelle chat. Nel suo viaggio alla ricerca della maternità, e di una forza di saggezza che pare sempre scivolare fra le dita, Carla può contare su di loro, ma anche su due guide spirituali d'eccezione: Seneca, oggetto dei suoi studi di latinista, e nonna Rina, che prima di diventare solida come una quercia era stata fragile come un albero rinsecchito. Nonostante persino la Bibbia sia piena di vecchie sterili che all'improvviso riescono a procreare, Carla forse deve mettersi in testa che un figlio non è un diritto, come le dice Marco, il suo compagno, con quella sua franchezza generosa e un po' leggera.




Eppure, rispetto alle madri "secondo natura", noi "difettose" 
abbiamo una marcia in più, 
con quel figlio che non "capiterà" 
mai per caso, 
così amato tanto tempo prima di essere concepito.



COMMENTO PERSONALE:

Sono riuscita a leggere questo libro a ridosso del sesto compleanno di mio figlio, ho finalmente trovato il coraggio di farlo e con la protagonista Carla, in piccola parte ho rivissuto quel periodo difficile della mia vita, nella sua quotidianità mi sono ritrovata a pensare a quei giorni e devo sempre in ogni momento ritenermi super fortunata.
Questo è un argomento controverso, pieno di pregiudizi. Anche se la maternità non è necessaria per sentirsi pienamente donna, è indubbio che rappresenti un'esperienza unica.
Una donna infertile si sente vuota, incompleta, "difettosa" appunto.
E se ricorre alla fecondazione artificiale sa di essere giudicata doppiamente difettosa.
Questo romanzo non è un autobiografia, come specifica l'autrice, ne un libro sulla fecondazione assistita. E' un racconto sul mistero della vita, dei nostri desideri, della difficoltà di esaudirli, del perché li perseguiamo e pagando quali prezzi. Del perché alle volte li abbandoniamo. Parla di cosa significa sentirsi realizzati. Del perché la nostra volontà non basta a perseguire quello che ci prefiggiamo. 
Io credo che di procreazione assistita occorra parlarne sempre di più, con competenza e senza preconcetti. Visto che è destinata a rivoluzionare e cambiare in modello di famiglia tradizionale.
E soprattutto non chiedete mai ad una donna quando farà un figlio, non è per niente, tutto così scontato..


Voto: 5 su 5